laboratorio condotto da Marco Sgrosso
“… bisogna essere un po’ di pietra e d’albero, un po’ di mare e di tuono per ricordarsi la nota originaria… … bisogna essere un po’ mostri per sentire risuonare la meraviglia e l’orrore di altri mondi…” (Maria Teresa Di Lascia, “Passaggio in ombra”)
L’arte teatrale è un formidabile strumento di conoscenza e di trasformazione.
In
un tempo come quello presente, in cui il delirio incontrollato dei
social induce ad una comunicazione e ad una definizione del sé sempre
più piatta, omologata e priva di fantasia, la pratica artigiana del
teatro e l’apprendimento di tecniche e di stimoli volti all’eliminazione
degli ostacoli all’espressione individuale sono strumenti importanti
per lo sviluppo della libertà creativa di ogni persona, unica e
irripetibile.
Il teatro non è una medicina miracolosa, ma certamente
aiuta a vedere in modo diverso se stessi e gli altri, ad acquisire
fiducia nella propria capacità di sentire e di trasmettere emozioni e
visioni, a liberarsi da imposizioni indotte e prive di corrispondenza
con la realtà dell’essere umano.
Nei miei percorsi pedagogici,
collaudati da una lunga pratica, l’intento è quello di cercare di
garantire l’acquisizione di elementi utili alla propedeutica
professionale e al tempo stesso di lasciare emergere la creatività
individuale, me=endola in relazione con il lavoro collettivo.
Questo
laboratorio teatrale è aperto pertanto a tutti coloro che sono
interessati ad un simile percorso e disposti a ‘rovesciare le apparenze’
con la fiducia leggera di un gioco da inventare insieme.
"Le
animucce sepolte - esercizi di metamorfosi" è un viaggio nelle possibili
metamorfosi di ognuno di noi, una ricerca delle sorprese segrete che ci
portiamo dentro e della capacità di lasciarle emergere, trasformando lo
stupore in consapevolezza e acquisendo gli strumenti per
renderle materia di creatività.
Attraverso il lavoro sul corpo e
sulla voce e l’esercizio alla gestione della sua espressività, l’attore
può fare della sua mutevolezza una perla che brilla, percorrendo il
doppio binario dell’abbandono alla resistenza e della gioia
dell’improvvisazione che gli permette di esplorare territori inaspettati
e al tempo stesso abituandosi al controllo e alla disciplina, cioè ad
una scelta consapevole attraverso la misura di uno sguardo
esterno/interno che gli consenta l’approdo ad una forma di autoralità
del suo agire sulla scena.
Studieremo insieme, pur nel breve tempo a
disposizione, le radici primarie dei comportamenti, dei sentimenti e
delle relazioni quotidiane, cercando di tradurle in un linguaggio
teatrale che ci permetta di annullare pregiudizi moralistici e di
guardare la realtà con occhi liberi da condizionamenti.
Così
l’esercizio del teatro avvicina la nostra percezione del mondo ad una
dimensione in cui bene e male non sono più così distanti e dove la loro
rigida classificazione può essere inficiata da un dubbio.
Nel corso
del laboratorio si lavorerà sul modo di tradurre questi sentimenti
‘primordiali’ in una forma espressiva minima oppure estrema, fino ad
indagare un’idea di “limite”, sia esso ridicolo, orrido, osceno tenero o
inquietante. L’anatomia e la vocalità dell’attore possono trasformarsi
sfiorando zone inesplorate e l’indagine di questi universi remoti e
sepolti può generare reazioni fisiche ed emotive inattese. Partendo
dall’ipotesi che in ognuno di noi viva un silente esserino primordiale,
facendo ricorso anche alla libertà immaginativa della nostra infanzia,
andremo alla ricerca di quel ‘mostriciattolo’ che dorme sepolto sotto la
nostra forma ‘normale’. La natura e il carattere di queste presenze
sarà certamente differente per ognuno, come diversi sono le memorie, le
fantasie, le speranze, i sogni, il lato oscuro e il lato luminoso, e
proprio questa diversità potrà rivelarsi uno strumento di ricchezza e
insieme di unione piuttosto che di divisione, come è necessario che
accada in ogni buona pratica teatrale.
